UN TAPPETO FRAGILE E FIORITO

UN TAPPETO FRAGILE E FIORITO

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ROMA  – Il titolo rimanda all’esperienza di domenica 3 agosto vissuta dai giovani dopo una notte all’aperto a Tor Vergata segnata da canti, balli, qualche goccia di pioggia e… pochissimo riposo. Papa Leone è arrivato già dalle 07:30 del mattino per salutare i vari settori dei giovani che lo hanno accolto con gioia immensa e lunghi applausi. Nel frattempo i presbiteri accompagnatori, ricevuta la casula verde del Giubileo, si sono preparati alla S. Messa offrendo allo sguardo dei fedeli una sorta di prato verde dinanzi all’altare. Il prato, richiamato anche dall’omelia del Papa, come immagine di fragilità e precarietà:
“Pensiamo al simbolo dell’erba: non è bellissimo un prato in fiore? Certo, è delicato, fatto di steli esili, vulnerabili, soggetti a seccarsi, piegarsi, spezzarsi, e però al tempo stesso subito rimpiazzati da altri che spuntano dopo di loro, e di cui generosamente i primi si fanno nutrimento e concime, con il loro consumarsi sul terreno”.
Con queste parole il Pontefice ha incoraggiato i giovani a riempire i loro giorni di esperienze di vita che lascino il segno nella vita degli altri, che regalino insomma vera gioia e che rispondano alla loro sete di felicità: non saranno le cose accumulate a dare pace ma occorre imparare dalla propria fragilità.
Sempre a questo proposito il Papa ha detto:
“Di fronte ad essa, non inganniamo il nostro cuore, cercando di spegnerla con surrogati inefficaci! Ascoltiamola, piuttosto! Facciamone uno sgabello su cui salire per affacciarci, come bambini, in punta di piedi, alla finestra dell’incontro con Dio. Ci troveremo di fronte a Lui, che ci aspetta, anzi che bussa gentilmente al vetro della nostra anima (cfr Ap 3,20)”.
Subito dopo la S. Messa, un fiume di giovani si è rimesso in cammino alla ricerca del proprio autobus e, nel viaggio di ritorno, anche se segnato da tanta stanchezza, alcuni hanno potuto raccontare le proprie esperienze significative offrendo momenti di condivisione sul Giubileo.

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