Ha pedalato fino a Vasto il prof. Giorgio Battistella per il suo progetto “Dante in bici” e ha offerto, nella nostra Chiesa, una notte bianca diversa venerdi 25 luglio. Le persone che sono entrate a S. Maria Maggiore hanno, infatti, sentito commentare e declamare parte del Canto XXXIII del Paradiso in un clima di ascolto orante. Il professore in bicicletta che sta attraversando Lazio, Molise e Abruzzo, ha offerto un’attualizzazione dei versi della Divina Commedia concludendo la serata con la recita a memoria del Canto dinanzi all’immagine dell’Assunta. Non sono mancati momenti di interazione con il pubblico e occasioni per condividere le risonanze personali. La bici non si ferma e il Sommo Poeta continuerà a viaggiare tra le chiese e le piazze della nostra Regione.
Riportiamo qui di seguito i versi commentati nella serata:
«Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’etterno consiglio,
tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ‘l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l’amore,
per lo cui caldo ne l’etterna pace
così è germinato questo fiore.
Qui se’ a noi meridïana face
di caritate, e giuso, intra ‘ mortali,
se’ di speranza fontana vivace.
Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disïanza vuol volar sanz’ali.
La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fïate
liberamente al dimandar precorre.
In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate.
Or questi, che da l’infima lacuna
de l’universo infin qui ha vedute
le vite spiritali ad una ad una,
supplica a te, per grazia, di virtute
tanto, che possa con li occhi levarsi
più alto verso l’ultima salute.
E io, che mai per mio veder non arsi
più ch’i’ fo per lo suo, tutti miei prieghi
ti porgo, e priego che non sieno scarsi,
perché tu ogne nube li disleghi
di sua mortalità co’ prieghi tuoi,
sì che ‘l sommo piacer li si dispieghi.
Ancor ti priego, regina, che puoi
ciò che tu vuoli, che conservi sani,
dopo tanto veder, li affetti suoi.
Vinca tua guardia i movimenti umani:
vedi Beatrice con quanti beati
per li miei prieghi ti chiudon le mani!».







